San Giovanni Gemini e Cammarata

 

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Come arrivare in auto:
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percorrere la Strada Statale n.189 Palermo-Agrigento e proseguire
per l’uscita con indicazione Cammarata – San Giovanni Gemini

In treno:
da Palermo o Agrigento scendere alla stazione ferroviaria di
Cammarata – San GIovanni Gemini, collegamento per il paese con il pulman.
Orari e tariffe su www.trenitalia.com

In pulman:
(Autolinee Panepinto) servizi giornalieri di linea da Palermo con partenza da
Piazza Stazione Centrale (via Paolo Balsamo)
e da Agrigento con partenza da piazzale Rosselli.
Orari e tariffe su www.panepintobus.it

Distanze: Palermo 90 Km; Agrigento: 55 Km.

 

San Giovanni Gemini

(San Giuvanni o San Giuanni in siciliano) è un comune italiano di 8.087 abitanti della provincia di Agrigento in Sicilia ed è situato a 670 m s.l.m.
Gli abitanti si chiamano sangiovannesi e il patrono è San Giovanni Battista che si festeggia il 24 giugno.

L’origine del territorio di San Giovanni Gemini risale al 1451, anno in cui Federico Abatellis, conte di Cammarata, ottenne dal re Ferdinando il privilegio di edificare (jus aedificandi) nei suoi feudi.

Nel 1507 fu concessa lalicentia populandi che i Conti esercitarono in un luogo pianeggiante vicino Cammarata, al di là del fiume Turibolo.

Circa le origini storiche di San Giovanni Gemini le ipotesi sono tre:

Si parla di Cammaratesi non graditi ai Conti, che banditi da Cammarata, si siano stabiliti a San Giovanni Gemini. Il bando era una forma di domicilio coatto che si infliggeva per delitti non gravi oppure per allontanare persone non gradite alle autorità del luogo. A ciò si potrebbero collegare le vicende che coinvolsero il conte Abatellis nella congiura contro i fratelli Imperatore, conclusasi con la condanna a morte di Federico II Abatellis, decapitato a Milazzo nel 1525. Quindi è possibile che qualche partigiano del Conte, per motivi politici sia stato bandito da Cammarata.

Una spiegazione possibile circa le origini di San Giovanni Gemini viene riportata da Padre La Pilusa e riguarda la frana avvenuta circa nel 1537, anno in cui a causa di un terremoto, franò la collina dove sorgeva il castello di Cammarata. Il castello fu riparato ma le abitazioni sul ciglio della rupe crollarono, è quindi possibile che le famiglie, che subirono le perdite peggiori, abbiano ottenuto dal Conte il permesso di costruire sul piano di San Giovanni che si estendeva dall’attuale chiesa di San Giuvannuzzo al viale Dionisio Alessi.

Un’altra ipotesi sulle origini di San Giovanni Gemini, a parere di Monsignor De Gregorio, ha origine da un presunto popolamento delle campagne con un incremento spontaneo delle popolazioni che hanno dato origine ad un borgo, prima, e a San Giovanni di Cammarata, poi. Nel 1587 Ercole Branciforte, conte di Cammarata, assegnò una piccola porzione di territorio al nuovo paese, e perciò da allora San Giovanni di Cammarata cominciò un’autonoma vita civile ed amministrativa, fino a che nel 1878 per volere di alcune nobili famiglie, il paese assunse l’attuale nome.

 

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All’interno è possibile localizzare diversi punti di interesse storico e paesaggistico, nonché le strutture recettive che valorizzano sempre di più il territorio dei Monti Sicani. L’autore, coinvolgendo le varie realtà locali, fornisce al turista uno strumento che permette in tutta autonomia l’individuazione delle bellezze ubicate sul territorio e di conoscere la loro identità.

(Fonte)

Cammarata – Storia

Il nome Cammarata deriva probabilmente dal greco bizantino Kàmara e significa “stanza a volta”.

Cammarata si estende su una superficie di 19.203 ettari con una densità abitativa di 958 abitanti per Km quadrato e si trova a 989 metri s.l.m. Il primo documento nel quale viene citato il territorio di Cammarata è del 1141, un atto di donazione della chiesa di Santa Maria (oggi distrutta) da parte della normanna Lucia di Cammarata al vescovo di Cefalù; insieme alla chiesa Lucia la Normanna dona anche cinque casali dal nome inequivocabilmente arabo, segno che il territorio a quell’epoca era abitato almeno dal tempo dell’occupazione araba della Sicilia; era presente, in quel tempo, anche una piccola comunità ebraica. Reperti archeologici trovati in tutto il territorio di Cammarata testimoniano che esso era abitato anche in epoca romana e addirittura preistorica. La contea di Cammarata seguì le vicissitudini storiche della Sicilia, passando dai Normanni agli Svevi e con Federico II diventò per breve tempo città demaniale. Passato il periodo di grande incertezza dovuto alla guerra del Vespro, nel 1397 in seguito alla ribellione del conte di Cammarata a Martino il Giovane che nel frattempo era diventato re di Sicilia, Cammarata subì l’assedio da parte di Bernardo Cabrera, braccio destro del Re.

Cammarata fu possesso e residenza di diverse famiglie nobili fra le quali quelle di Vinciguerra d’Aragona nel 1369, dei Moncada e dei Branciforte. Cammarata visse un periodo florido e di pace nel XV secolo, sotto gli Abatellis che, grazie alla loro origine di mercanti, sfruttarono al meglio le risorse del territorio, soprattutto l’estrazione del salgemma. Il castello, il cui aspetto si può fare risalire all’architettura aragonese, venne abitato stabilmente dai signori di Cammarata fino al XVII secolo. Poi cominciò la decadenza, fino alla fine del feudalesimo in Sicilia nel 1812. Nel settore artistico monumentale Cammarata conserva nella Chiesa Madre una splendida statua della Madonna della Catena e un dipinto opera di Pietro D’Asaro, mentre nella chiesa dell’Annunziata eretta nel XIV secolo si trova una mirabile Croce d’oro opera di uno sconosciuto intagliatore siciliano del XVI secolo. Esistono molte persone che hanno il cognome omonimo emigranti dalla Regione Siciliana al mondo e comunque di origine siciliana.

Tradizioni e folclore

La Cavalcata

È una manifestazione caratteristica di alcune feste che si svolgono a Cammarata. La più nota delle quali è la cavalcata del SS. Crocifisso degli Angeli, che si festeggia l’ultima domenica di maggio. In questa occasione cavalli e cavalieri sfilano tra due ali di folla festante per le vie del paese. Si parte dalla casa del Paliante, cioè colui che ha promesso un’offerta di ringraziamento per una grazia da ricevere e che porterà il Palio, e arriva al suo culmine nei pressi della chiesa dove si celebra la festa e dove si dona l’offerta. Suggestiva è la processione del SS. Crocifisso, con l’artistico fercolo in legno del 1863, che passa per le caratteristiche vie di Cammarata, ma molto più suggestivo è il “grido di fede” degli uomini portatori del SS. Crocifisso.

Festa di San Giuseppe e Maria Santissima di Cacciapensieri

La festa di San Giuseppe è divisa in festa religiosa celebrata a marzo e festa civile che si celebra il 18 agosto di ogni anno. La processione si inizia dalla chiesa di Maria SS di Cacciapensieri con l’uscita dei simulacri di San Giuseppe e della Madonna di Cacciapensieri, portati a spalla, rispettivamente dagli uomini (San Giuseppe) e dalle donne (la Madonna). Prosegue attraversando le vie di Cammarata con la banda musicale locale al seguito, sino a giungere in Piazza Marrelli, per risalire e rientrare in chiesa. In tutto questo percorso la gente che ha fatto le proprie promesse dona soldi e gioielli che vengono appesi davanti all’effigie di San Giuseppe o della Madonna. All’interno delle festività per San Giuseppe riveste una particolare importanza lo spettacolo di intrattenimento musicale che, contrariamente a quanto avveniva in passato, si svolge da qualche anno nella serata antecedente alla processione.

Il Presepe Vivente – clicca qui per andare al sito ufficiale

Il primo presepe vivente nasce dalla vivida immaginazione di San Francesco D’assisi, che nel 1223, nel dolcissimo scenario di Greccio, avrebbe rievocato una rappresentazione realistica della Natività, mettendo in una vera mangiatoia un neonato, e presentandolo ai fedeli convenuti, come simbolo del Divino Bambin Gesù, dando vita alla tradizione cristiana del presepio.

Veicolo di comunicazione e di evangelizzazione, l’esperienza del presepe vivente, nasce per la prima volta all’interno della Comunità parrocchiale di San Vito a Cammarata, nel 2003. Promosso e realizzato dall ‘Ass. SS. Crocifisso Degli Angeli, e sotto la guida di Mons. Liborio Russotto, anche quest’anno vi porterà a conoscere a fondo, il mondo magico di una antica tradizione come quella del Natale. Iniziativa, questa non priva di difficoltà, ma che lontana dal bagliore e dalle decorazioni natalizie, racchiude in sé tanti significati, e riesce  attraverso la nascità di Gesù, a raccontare l’evento che ha cambiato il corso della storia.

Sotto la cupola di un cielo di cobalto, attraverso un senso di mistero e di antichità, riscoperto tra le piccole casette del quartiere, si avverte una luce di calore….Ecco, Maria, Giuseppe e il Bambino. Grande silenzio al loro cospetto, lontani dal vociare delle donne, dalle risa dei fanciulli , si sente risuonare l’annuncio di un domani ricco di amore, in questo mondo che cambia così velocemente, ma che tanto ha bisogno del suo messaggio di pace, gioia e giustizia.

Ma c’è un intero villaggio che prende forma attorno alla sacra famiglia; momento di grande partecipazione di fede popolare, il presepe diventa anche espressione artistica. Ambientato storicamente nella civiltà di Cammarata di fine 800 e inizio 900, è rappresentato in un complesso di case del nostro centro storico, dove le strade si trasformano in uno scorcio di vita quotidiana, che ha come protagonisti pastori, animali, artigiani e contadini, che ci fanno rivivere il Natale, attraverso la vita semplice di altri tempi, riproponendo attività scomparse, usanze dimenticate e costumi e sapori di vita tramontati, dove affondano le nostre radici, per cercare di mantenerli vivi e presenti nella memoria storica della nostra terra.

Particolarmente suggestivo è lo scenario naturale del centro storico; varcata la soglia del “patu arabu” di via Coffari, che segna l’entrata del presepe, la memoria sembra  subito riportarci  a rivivere una realtà parallela dove sembra che il tempo si sia fermato. Le viuzze, le cantine e vecchie stalle, un tempo abitate dalle antiche famiglie e oggi ormai in disuso, si rivestono di luci,  gesti, canti e  sapori di un tempo, prendendo vita attraverso i numerosi figuranti, circa 200, che vestiti da contadini, animano le scene dentro le case e lungo tutto il percorso, facendo rivivere al visitatore,  un’emozione unica e irripetibile, lasciando un ricordo indelebile a chi lo visita per la prima volta.

L’allestimento  voluto con le migliori intenzioni e una ricerca accurata e meticolosa per i particolari, fa si che ogni anno il presepe di arricchisca di nuovo fascino e nuove suggestioni. Ma questo comporta uno scrupoloso lavoro che coinvolge giovani e meno giovani che si cimentano nella ricostruzione di ambienti e scene sempre diverse, le case in pietra, annerite dal fumo delle cucine a legna, verranno arredate con attrezzi e arnesi da lavoro, donati da contadini e artigiani del paese. Arti e mestieri vengono proposti con le tecniche di lavoro e strumenti , di un tempo ormai lontano, ogni cosa e personaggio parla e racconta la nostra storia. Una storia fatta di episodi semplici e modesti, e ricordi che il tempo non è riuscito a cancellare.